mercoledì 15 settembre 2010

Dammi un bacio in Circolo

Sabato 18 settembre, alle ore 21, la prestigiosa sala grande del Circolo dei Lettori di Torino accenderà il suo megalampadario per il reading con Mauro Battisti.
Nonostante l'indecente quantità di lampadine, l'ingresso è gratuito.

martedì 24 agosto 2010

Baciami il Cinghiale, Bardineto, Savona

Balla coi Cinghiali

A Bardineto ci capiscono di musica, di ospitalità e accoglienza.
Mi ci sono trovato bene, anche se il cinghiale con cui dovevo fare coppia ha preferito aspettare i lenti.

Chi non c'era si è perso qualcosa.

Grazie Alice.

giovedì 15 luglio 2010

PROSSIME PRESENTAZIONI

Dove ci vediamo? Quali città dovete evitare? (a seconda):

* VENERDI: FINALE LIGURE presentazione VELENO Fiera Vento Letterario Piazza Vittorio Emanuele II ORE 21.00
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* SABATO: FIRENZE presentazione DAMMI UN BACIO A FIRENZE sede estiva della libreria La Citè - Limonaia di Villa Strozzi, Via Pisana, 77 ORE 19,30
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* DOMENICA: BOLOGNA reading DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli libreria MODO INFOSHOP INTERNO 4 Via Mascarella, 24/b ORE 19,00
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* LUNEDI: FIANO ROMANO BorgoFestival ORE: dal tramonto in poi
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* MARTEDI: ROMA presentazione DAMMI UN DAPAROX con Mauro Gasparini e Fabiano De Micheli SPAZIO MORGANA Largo dei Fiorentini, 3 ORE 19,30 Ospiti d'onore RICCARDO MANNELLI, MAKKOX, MAURO BIANI, ANTONIO SOFI

mercoledì 7 luglio 2010

Dammi un bacio in cortile

Nuovo appuntamento di Dammi un bacio
per voce e contrabbasso jazz


Quando? venerdì 9 luglio 2010 alle ore 21.30

Dove? Cortile San Filippo, via Maria Vittoria, 7 - Torino

Perché? Potendo, perché rinunciare a un pugno nello stomaco parlando d'amore?
E poi il contrabbasso jazz di Mauro Battisti copre quasi del tutto la voce.

lunedì 28 giugno 2010

Chi va a Parigi, va a casa

Giorgio Caproni ha intitolato questo frammento “Assioma”, e l’ha scritto dopo avere visto Parigi per la prima volta a 70 anni. Non gli invidio tanto questo verso, perché sono troppo impegnato a invidiargli quest’altro – citato dalla metà degli italiani che ho incontrato – dal titolo “Constatazione”:

Non c’ero mai stato
M’accorgo che c’ero nato


Parigi…

La prima cosa è la luce che rende il mondo più chiaro attraverso le vetrate della Gare de Lyon.
La seconda è scendere invece che uscire, come a Milano, ma qui non si scende soltanto di un piano - a seconda delle direzioni, anche di un secolo: spostandomi da una linea all’altra ho sbagliato uscita e ho trovato il Nautilus che stava per cominciare l’immersione.
La terza è la totale assenza del desiderio di essere altrove.

Avrei detto che un luogo così non esiste, avrei detto che, se esiste, la gente che lo abita deve essere pessima, per pura compensazione. Invece no, sarà che mi è andata di culo, ma ho avuto dei vicini di casa molto, ma molto peggiori.

Poi finalmente Place d’Italie. E qui il talento umano si spreca. Non importa che sia alle porte il primo giorno d’estate, tutti salutavano con molta cortesia e si auguravano "Bon Novembre", perché faceva un freddo cannibale, tranne quando pioveva.
Belle persone, soprattutto appassionate, spinte da qualcosa che va oltre la sopravvivenza. E tutte con un amore equamente distribuito tra la città che li ha conquistati e la patria lontana, perché da lontano il nostro sembra un paese di cui si può persino sentire la mancanza.
Non posso non ringraziare donna Flo e Andrea, perché un libraio è un missionario in territorio ostile, sempre; Jacqueline Zana-Victor, che organizza da dieci anni la Semaine Italienne du XIIIème; Irene Bordin, che fotografa la città con le parole; il sorriso di Michèle; e la solidarietà tutta italiana di Ester Garbujo che mi ha messo in contatto con Lorella Colla e, e , e… Posso tacere del mio amico Domenico che è venuto da Sanremo? O di Francesca che ha abbassato la sua media vip per un saluto? O di Veronica che ha lasciato a mezzo la costruzione di un grattacielo?
Potevo non sentirmi ancora più a casa?


Però, c’è un però.
Per una di quelle evenienze che noi, per far rima credo, chiamiamo coincidenze - a cui non credo quasi mai – subito dopo essere tornato in Italia ed essermi esibito al cospetto del gelo torrido del pubblico torinese, sono andato a presentare il libro a Dolo. Che poi sarebbe il paese nel quale sono cresciuto, almeno all’anagrafe e in altezza.

Avevo provato altre volte a tornarci, ma sempre per via istituzionale. Stavolta no: da una parte la generosa offerta di un amico a nome Sandro Dal Piano, dall’altra l’entusiasmo di alcuni ex compagni di scuola capeggiati dall’inesauribile freschezza di Elena Gaspari.
Una serata bellissima, affollata di affetti e di bei ricordi, di risate e di libri che non bastavano per tutti. Emozione pura.
Potevo non sentirmi a casa?


Di nuovo casa? Ma allora, mi son detto canticchiando, la casa dov’è?
E allora ho capito, credo.
Al contrario della tartaruga e del paguro bernardo, la casa me la porto dentro, l’ho interiorizzata, e si chiama scelta. Si chiama voglia di essere totalmente me stesso, di fare quello che autenticamente desidero. Senza mediazioni e senza sconti.
Se non avessi scelto contro ogni buon senso, non sarei mai andato a Parigi e non sarei probabilmente tornato a Dolo, perché non avrei avuto nulla da portare. E se anche l’avessi fatto non avrei potuto godere così pienamente di ogni nuovo incontro o della gioia di ritrovarsi.
Tutto sarebbe rimasto nella fantasia o nei ricordi.

È nell’autenticità di quello che siamo che c’è la casa più vera.

(E però… Parigi è sempre Parigi. J)